In questo nuovo appuntamento con la Scuola delle Relazioni Industriali, abbiamo intervistato il Professor Stefano Giubboni, ordinario di Diritto del Lavoro all’Università di Perugia. Al centro del dialogo, le sfide del turnover e del passaggio generazionale nelle piccole e microimprese italiane.

Fabrizio Manca: Diamo il benvenuto al professor Stefano Giubboni, ordinario di Diritto del Lavoro presso l’Università di Perugia. Oggi, con la Scuola delle Relazioni Industriali, analizziamo un fenomeno cruciale per il nostro Paese. In Italia osserviamo un tessuto imprenditoriale composto da tantissime piccole aziende, molte delle quali di natura artigianale. Si parla molto di turnover e delle difficoltà legate al trasferimento delle competenze. Vorremmo un suo parere in merito.

 

Stefano Giubboni: Innanzitutto, vi ringrazio per questo invito. In effetti, nel contributo che ho curato insieme ad Alessandra Mei per il volume dedicato ai temi di gestione di un mercato del lavoro molto diverso dal passato, ci siamo interrogati sugli strumenti utili per affrontare il turnover e le transizioni. I passaggi di mano delle imprese sono diventati sempre più difficili, soprattutto nel mondo della piccola e piccolissima impresa che, come è noto, domina il panorama economico nazionale.

 

Nel nostro lavoro abbiamo analizzato da vicino l’esperienza dell’Emilia Romagna, ma il discorso può essere esteso anche ad altre realtà produttive, specialmente nel Nord del Paese. È un’esperienza che evidenzia una certa fatica nella gestione delle transizioni intergenerazionali, in gran parte proprio dal lato dell’impresa.

 

Che cosa si può fare di fronte a questo scenario? La bilateralità dell’Emilia Romagna, ad esempio, sta facendo parecchio, intervenendo con contributi sia di tipo economico che di natura organizzativa e consulenziale per favorire questi passaggi. Il welfare integrativo regionale, costruito dalla bilateralità dell’artigianato, si è dotato di appositi strumenti. Sebbene l’efficacia di tali strumenti possa essere ancora incerta, qualcosa va fatto e si comincia a fare. Il tema della “senilizzazione” del tessuto imprenditoriale, anche nel comparto artigiano, è infatti avvertito come un problema estremamente rilevante. La caduta di imprese artigiane guidate dalle generazioni più giovani è un dato impressionante; nel nostro contributo abbiamo fornito evidenze statistiche molto significative da questo punto di vista.

 

Fabrizio Manca: Capito, grazie. Spesso, quando parliamo di ricambio generazionale, tendiamo a pensare che si tratti di scelte puramente individuali. Ma di fatto, quanto possono essere importanti strumenti come la bilateralità, la contrattazione collettiva e le reti di impresa? Questi strumenti possono davvero aiutare a trasferire le competenze in modo efficace?

 

Stefano Giubboni: Assolutamente sì, sono strumenti necessari. I processi di transizione gestiti esclusivamente a livello individuale risultano difficili, poiché dipendono in buona sostanza dalle circostanze del singolo caso. Parliamo invece di fenomeni che hanno una rilevanza collettiva e che, in quanto tali, le parti sociali e i soggetti organizzativi sono chiamati a governare.

 

In questo contesto, la contrattazione collettiva rappresenta uno strumento indispensabile. La necessità di fare rete e di fare squadra è fondamentale, e ritengo che la bilateralità abbia, da questo punto di vista, una marcia in più. Questo proprio perché affronta bilateralmente i problemi della transizione generazionale: sia dal lato del lavoro e del mercato del lavoro (anche interno al circuito dell’impresa artigiana), sia dal lato dell’impresa stessa.

 

Una dimensione collettiva e una cultura organizzativa condivisa sono, secondo me, chiavi indispensabili. A livello puramente individuale, si riesce a fare ben poco.

 

Fabrizio Manca: La ringrazio tantissimo per questo contributo e sono sicuro che ci vedremo ancora per approfondire i temi legati alle relazioni industriali con la Scuola.

 

Stefano Giubboni: Grazie a voi.

Rivedi l’intervista —> INTERVISTA ASRI STEFANO GIUBBONI

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